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BUNKER HILL 1775

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LA BATTAGLIA DI
BUNKER HILL
THE BUNKER HILL BATTLE
17 giugno 1775



Bunker Hill e Breed's Hill sono due piccole colline della penisola di Charlestown proprio di fronte alla città di Boston dove 235 anni fa fu combattuta la prima grande battaglia della Guerra di Indipendenza Americana.
In un caldo pomeriggio del 17 giugno 1775 un esercito raccogliticcio di agricoltori e di pionieri americani malamente armati e peggio equipaggiati osò sfidare i soldati meglio addestrati del mondo nel primo vero sanguinoso scontro di quella rivoluzione da cui nacquero gli Stati Uniti d'America.

La mattina di quel 17 giugno il fante di marina di guardia sulla nave inglese Lively ancorata nel porto di Boston notò degli intensi movimenti sulle alture sopra Charlestown. La sentinella aguzzò la vista e sorpreso da quello che vide lanciò subito l'allarme. Il comandante della nave capitano Bishop salì precipitosamente sul ponte e puntò il cannocchiale nella direzione indicata dal soldato. Non potè credere ai propri occhi, una massiccia fortificazione era sorta nel corso della notte su Breed's Hill e bastava un'occhiata per convincersi che non era un lavoro da dilettanti.

Immediatamente Bishop ordinò ai suoi marinai di fare fuoco contro il forte americano mentre da Boston giungeva in tutta fretta l'aiutante dell'ammiraglio Graves a chiedere contro quale nemico tuonassero i cannoni della Lively. Anche il Governatore Generale del Massachusetts e comandante in capo delle forze britanniche nel nuovo mondo, il Maggior Generale Thomas Gage, informato delle trincee erette sopra Charlestown inviò i suoi ufficiali a verificare la natura delle fortificazioni ribelli.
Confermata la solidità dei trinceramenti americani Gage ordinò a tutta la flotta inglese di  bombardare le alture. Dieci minuti più tardi i 168 cannoni della flotta britannica aprirono il fuoco sul fortino degli insorti facendo tremare tutti i vetri della città di Boston.

Gage tenne subito un consiglio di guerra per decidere il da farsi, il generale era infatti  intenzionato a riprendere al più presto possesso della collina. Nella sede del governo provinciale riunì i suoi ufficiali, tra cui il valente generale William Howe, l'eroe di Quebec, fratello del brigadiere George Howe ucciso alla battaglia di Fort Carillon a Ticonderoga nel 1758. Tutti furono d'accordo, anche se a malincuore poiché molti di loro avevano amici tra le fila dei ribelli, sulla necessità di agire subito approvando il piano militare che Howe aveva presentato e che prevedeva uno sbarco di truppe all'estrema punta della penisola di Charlestown e risalita delle alture con assalto al terrapieno e al fortino.
Fu decisa così la battaglia di Bunker Hill.



La storia della prima battaglia della Guerra di Indipendenza Americana.
Un esercito raccogliticcio di agricoltori e di pionieri osò sfidare i soldati meglio addestrati e meglio equipaggiati del mondo.


Intanto sulla collina anche sotto il fuoco della flotta inglese i lavori di trinceramento erano continuati senza sosta nonostante gli inesperti miliziani americani temessero di essere falciati via da un momento all'altro dalle cannonate nemiche. Gli ufficiali avvertivano l'inquietudine dei loro uomini e per questo li esortavano a lavorare più alacremente evitando loro di pensare alla reazione inglese che sarebbe seguita al cannoneggiamento in atto.
I terrapieni ben costruiti per ora resistevano alle bordate inglesi ma il nervosismo dei soldati aumentava di minuto in minuto e, non abituati alla vita del fronte, molti di loro avevano già esaurito le scorte di acqua e viveri. Fu durante una sortita per rifornirsi d'acqua ad un pozzo nei pressi di Charlestown che ci fu la prima vittima tra le file degli americani, un certo Asa Pollard contadino del Massachusetts, colpito alla testa da una palla di cannone.

A Boston intanto gli inglesi si preparavano febbrilmente all'azione. Howe aveva ordinato che 2300 soldati scelti si tenessero pronti ad imbarcarsi sulle scialuppe della flotta alle 11,30. Intenzionato a sloggiare gli americani dalla collina ma non solo, il generale aveva ordinato che ogni fante portasse con sé lo zaino pieno, una provvista di manzo bollito e pane per tre giorni. Per l'impresa furono scelti la fanteria leggera e i granatieri, il fior fiore dei reggimenti che in quanto ad addestramento e disciplina non avevano eguali nell'esercito di Sua Maestà Giorgio III.
Granatieri e fanti così equipaggiati mossero dai loro accantonamenti e, pifferi e tamburi in testa, sfilarono per le vie della città diretti al molo Long per imbarcarsi sulle lance in attesa. Alle 13 solo ventotto imbarcazioni erano pronte e restavano a terra ancora sei compagnie di soldati. Howe che non voleva perdere il favore della marea decise di salpare con le barche pronte e diede l'ordine di mettere i remi in acqua e dirigersi alla volta della penisola di Charlestown.
Appena approdato il generale dispose 150 dei suoi uomini in linea avanzata a buona distanza dalla riva mentre le restanti compagnie sbarcavano e gli artiglieri provvedevano a scaricare i pezzi.
Si udì uno strepito tra le file della fanteria e cinque uomini vennero condotti di fronte al generale spinti dalle baionette.
'Di cosa si tratta?' chiese Howe.
'Disertori signore, correvano verso le linee nemiche' ripose un ufficiale.
'Vi impiccherei volentieri tutti e cinque, ma ho bisogno di uomini, impiccate questi due' ordinò il generale indicandone due a caso.
Ben presto i due vennero condotti sotto un albero e un nodo scorsoio passato intorno al collo, poco dopo i corpi dei due disgraziati pendevano senza vita.

Per tutta la mattina il bombardamento del fortino americano a Breed's Hill continuò. Gli uomini erano ormai stanchi e debilitati dopo una notte di lavoro incessante e le scorte di viveri e rum si erano molto assottigliate. In verità anche molti di quelli che avevano contribuito a scavare le trincee per un motivo o per l'altro si erano allontanati dall'avamposto e dei 900 iniziali ora ne restavano meno di cinquecento. I pochi pezzi di artiglieria disponibili erano di piccolo calibro e, a parte qualche cannonata indirizzata verso le truppe che stavano sbarcando, non ebbero una parte importante nella battaglia successiva.
Il generale americano Israel Putnam, l'ufficiale di grado più elevato sul campo, da ore chiedeva rinforzi al comandante in capo del raccogliticcio esercito coloniale di sede a Cambridge. A risollevare le sorti del piccolo contingente asserragliato sulla collina arrivò il presidente del Congresso Provinciale del Massachusetts Joseph Warren, brillante medico di 34 anni, molto amato e rispettato da tutti per il coraggio e la dedizione alla causa americana. Il suo arrivo a Breed's Hill rinfrancò molto gli animi abbattuti dei soldati.

Dopo notevoli insistenze Putnam ottenne parte dei rinforzi che aveva richiesto, tra gli altri arrivò al completo la brigata di 1200 uomini del New Hampshire comandata dal colonnello John Stark, famoso per aver combattuto con i Rangers di Rogers nella Guerra Franco-Indiana. I suoi uomini erano abituati a maneggiare i moschetti con grande destrezza ed erano i migliori soldati che al momento avesse l'esercito americano.
Arrivato sulla cima del Bunker Hill l'esperto Stark diede una rapida occhiata alle fortificazioni più in basso e capì subito quale potevano essere i punti deboli della difesa americana. Tra gli altri vi era una palizzata di ferro su base in muratura che dal fortino su Breed's Hill scendeva fino al fiume Mystic, ora presidiata da soli 200 coloniali, che avrebbe potuto costituire un'ottima via per aggirare la posizione fortificata.
Incitando allora i suoi uomini a dimostrare ai soldati inglesi il loro valore, li guidò verso quel bastione e li mise velocemente al lavoro per rinforzare la palizzata nei modi che la loro esperienza di pionieri suggeriva. A maggior protezione di quel presidio inviò altri duecento miliziani alla fine della palizzata proprio sulla riva del Mystic dove fece costruire un muretto di pietre. Terminato il lavoro dispose tutti a difesa di quelle improvvisate trincee e prese egli stesso il comando della posizione.

Ora la linea americana consisteva di circa 2000 uomini barricati dietro trinceramenti solidi e ben costruiti, l'unico interrogativo era se quegli uomini impreparati ed inesperti avrebbero potuto competere con la disciplina e l'addestramento delle truppe regolari britanniche.

Queste ultime avevano intanto terminato lo sbarco e si erano saldamente attestate ai piedi della collina. Howe, mentre attendeva gli ultimi rincalzi richiesti al comando, dopo aver dato un'ultima occhiata alle difese americane, diede ordine di distribuire il rancio a base di gallette, manzo lesso e rum.
Appena giunte le truppe di rinforzo i reggimenti si ricostituirono in fretta e con tamburi e pifferi in testa il piccolo esercito di Howe iniziò la sua marcia di avvicinamento alle fortificazioni nemiche. Il piano del generale inglese consisteva nell'inviare una metà degli uomini al comando del generale Pigot sulla sinistra contro il fortino e il terrapieno americani mentre un'altra brigata avrebbe attaccato al centro la palizzata di Stark. Oltre queste due manovre che avrebbero tenuto impegnato frontalmente l'esercito coloniale, Howe ordinò che un reparto della fanteria leggera aggirasse sulla destra le posizioni americane lungo la riva del Mystic tentando un attacco alle spalle. La colonna non sarebbe stata visibile dall'alto e sebbene alla base della palizzata vi fosse una specie di sbarramento presidiato da pochi americani, il muretto fatto erigere da Stark, questo visto dalla sua posizione non sembrava un ostacolo insormontabile.

Mentre le giubbe rosse marciavano verso la collina si riversò sul loro fianco sinistro il fuoco nutrito di cecchini proveniente da Charlestown dove il comando americano aveva inviato un piccolo contingente proprio allo scopo di molestare l'avanzata britannica. Poiché i soldati inglesi inviati a snidare i franchi tiratori non riuscirono nel loro intento, Howe chiese all'ammiraglio Graves di bombardare con palle arroventate l'abitato di Charlestown, ben presto la cittadina prese fuoco e di lì a poco fu un solo rogo immenso. Gli abitanti fuggirono atterriti a quella sciagura, una barbara rappresaglia che unì lealisti e patrioti in un severo giudizio di condanna per quella reazione che parve a tutti selvaggia e sproporzionata.


L'avanzata fu ripresa ma il terreno impervio e acquitrinoso impegnava duramente la fanteria inglese che a fatica riusciva a mantenere la formazione, gli artiglieri faticavano non poco a portare avanti i loro pezzi che affondavano nel fango fino a metà ruota. Howe nonostante le difficoltà cercava di accelerare le operazioni di avvicinamento e, in una depressione fuori della vista del nemico, ordinò alla fanteria leggera di procedere velocemente come convenuto verso il greto del fiume Mystic.
Dalle linee americane si osservava in silenzio l'avvicinarsi delle giubbe scarlatte con le lucide canne dei fucili e le baionette lampeggianti al sole. Gli uomini avevano avuto l'ordine di non sparare fino a che i granatieri non fossero a tiro, primo per avere la certezza di colpire il nemico secondo per risparmiare le munizioni già scarse.

'Non sparate finché non vedete il bianco degli occhi e allora sparate basso' urlava Putnam cavalcando avanti e indietro.
Stark sulle rive del Mystic era stato ancora più esplicito. Aveva conficcato un palo a quaranta metri nella sabbia davanti ai suoi uomini e aveva ordinato loro di non sparare finché il primo soldato inglese non avesse superato quel bastone. La colonna celere di Howe con alla testa i fucilieri del Galles era ormai vicina, i 350 fanti scelti che la componevano avevano avuto ordine di non sparare ma di usare le loro micidiali baionette per scacciare il nemico dalla riva per poi risalire il pendio lungo la palizzata prendendo di fianco gli americani.
Come furono in vista del muretto gli ufficiali urlarono i loro ordini e la fanteria si lanciò all'assalto sorpassando il paletto conficcato da Stark. Fu allora che la barricata esplose in un crepitio di moschetti e tutta la prima fila dei fucilieri inglesi si ripiegò su se stessa come se un enorme pugno l'avesse colpita, due terzi di loro caddero subito, il resto del plotone fu falciato da una seconda scarica mentre tentava di ricomporsi e portare un nuovo attacco. Dietro di loro venivano i soldati del Reggimento del Re, con le loro baionette spianate scavalcarono i camerati morti e feriti e si lanciarono a loro volta all'assalto del muretto. Una nuova terribile salva di moschetteria li investì e anch'essi giacquero esanimi sulla riva del fiume.
Gli ufficiali inglesi si aspettavano ora che gli americani avessero esaurito il loro potere di fuoco, era impensabile una terza scarica di fucileria quindi spinsero il 10° Reggimento all'attacco. Ma l'incredibile avvenne, avvalendosi di una tecnica adottata dai Rangers di Rogers che riusciva a mantenere un fuoco continuato, gli uomini di Stark rovesciarono sulle giubbe scarlatte una terza raffica di piombo. Era troppo anche per quegli esperti soldati, la prima linea vacillò, le altre che seguivano si infransero contro di essa mentre gli uomini continuavano a cadere sotto i colpi dei coloniali americani. A malincuore gli ufficiali ordinarono la ritirata per sottrarsi a quella carneficina, novantasei corpi giacevano senza vita sul greto del Mystic.

Un aiutante raggiunse Howe, ancora impegnato con i suoi granatieri a oltrepassare il terreno molle e avvicinarsi alla palizzata americana, per riferire circa il fallimento della fanteria leggera sulle rive del fiume. Il generale, che contava molto su quella manovra di aggiramento, comprese che oramai non gli rimaneva che l'attacco frontale alle posizioni ribelli e che questo sarebbe costato al suo esercito molte perdite. Ma non vi era altra alternativa se non la ritirata e questo era inconcepibile per un generale britannico, dispose quindi che la fanteria leggera superstite lo raggiungesse e ordinò di attaccare su tutta la linea.

Ricomposta la formazione le giubbe rosse si lanciarono arditamente contro le posizioni nemiche, fu allora che Israel Putnam comandò il fuoco e un crepitare di fiamme dilagò lungo tutta la palizzata abbattendosi come una clava sugli inglesi che per la violenza rimasero storditi. Incitati dagli ufficiali i soldati si ricompattavano e tornavano all'assalto calpestando i loro compagni morti e feriti ma il fuoco dei miliziani li falciava di nuovo e li costringeva ad arretrare atterriti e insanguinati da quella furiosa fucileria.

Howe stesso riuscì miracolosamente a scampare per ben due volte al fuoco americano ma rimaneva in piedi alla testa dei suoi uomini incurante dei colpi che il nemico gli indirizzava, alla fine cedette e comandò la ritirata. Le forze di Pigot da parte loro non se la passavano meglio. Gli uomini all'assalto del forte e del terrapieno non facevano progressi e decimati dalle scariche americane anche loro dovettero retrocedere di diversi metri.

Nel fortino i rifornimenti promessi non erano arrivati, le munizioni cominciavano a scarseggiare e le truppe di rinforzo inviate da Cambridge, incuranti del destino dei loro compagni impegnati a respingere gli inglesi, si erano fermate nelle retrovie prima dell'istmo di Charlestown  timorose delle cannonate sparate dalle navi inglesi sulle posizioni americane. Centinaia di coloniali che avrebbero potuto dare il cambio ai loro camerati ormai sfiniti da una notte di lavoro e mezza giornata di battaglia se ne stavano rannicchiati stesi a terra senza che gli ufficiali riuscissero a farli muovere. L'esercito americano, se così si poteva chiamare, era ancora allo stato primordiale e le sue reclute non avevano alcuna disciplina né tantomeno spirito di corpo.

Falliti gli assalti alla palizzata e al fortino anche tra le linee britanniche regnava il caos, molti soldati gettavano a terra i fucili affermando che andare di nuovo all'assalto in quelle condizioni era un vero e proprio suicidio. Howe riunì i suoi ufficiali superiori, la situazione era difficile e apparentemente senza soluzione. Il generale inglese non poteva accettare l'idea che una massa cenciosa e indisciplinata potesse avere la meglio sui soldati migliori del mondo come erano quelli al suo comando. Deciso a salvare la sua vittoria diede disposizioni che l'artiglieria fosse portata il più avanti possibile, permise ai suoi uomini di liberarsi dell'ingombrante zaino e non si oppose nemmeno a coloro che vollero sfilarsi la pesante giubba.
I cannoni inglesi cominciarono a prendere d'infilata la palizzata e ridussero presto i due piccoli cannoni americani al silenzio, successivamente rivolsero il tiro verso la trincea prima che Howe, riunite tutte le forze a sua disposizione comprese quelle di Pigot, si lanciasse all'attacco in quella direzione.
Le forze americane sotto il fuoco dei cannoni iniziarono a vacillare e presto iniziarono ad abbandonare il terrapieno e  retrocedere verso il fortino. Ora solo i quattrocento uomini del forte si opponevano al grosso dell'esercito inglese che avanzava fieramente su per l'altura al rullo dei tamburi..
Come i britannici furono a trenta metri dall'avamposto una scarica di fucileria li colse in pieno ma questa volta, dopo un primo vacillare, i reggimenti pur decimati serrarono di nuovo le fila e con impeto tornarono alla carica. Superato il fossato si arrampicarono sulla striscia di terra appena contigua al fortino e iniziarono a scalare il muro. Ormai le giubbe rosse nonostante il fuoco dei difensori cominciavano a dilagare ovunque e Howe vista la vittoria a portata di mano cercava di far affluire il maggior numero di fanti oltre il terrapieno.
Dal fortino i miliziani sparavano nel fosso nel tentativo di fermare quel fiume di giacche rosse ma le munizioni stavano ormai terminando e la fucileria si esaurì poco alla volta come una candela che si spegne. Una selva di baionette superò allora il parapetto da tre lati e si riversò sui coloniali che aspettavano a piè fermo quell'ultimo assalto, ma era una lotta impari perché solo pochi fucili americani erano muniti di baionetta.
Il forte divenne un turbine di corpi in lotta, i difensori cercavano di strappare i moschetti dalle mani degli inglesi per poi colpirli con le loro stesse lame, per pochi minuti ebbero il sopravvento ma i soldati che affluivano nel fortino erano sempre più numerosi e alla fine fu evidente che la battaglia era perduta. Il colonnello Prescott, comandante del forte, urlò ai suoi di mettersi in salvo.

I superstiti si aprirono coraggiosamente la strada verso l'uscita dove il dottor Warren con alcuni dei suoi tentava di impedire che gli inglesi chiudessero quella via di ritirata. Rimasti ormai soli nel forte con centinaia di baionette di fronte si voltarono e iniziarono a discendere lentamente la collina dalla parte opposta. Gli inglesi stupiti dal loro atteggiamento temerario esitarono qualche attimo prima di reagire, rincorsero il drappello di Warren giù per la discesa e quando gli americani si voltarono per affrontarli serrarono i ranghi e fecero partire una scarica nutrita nella loro direzione. Il dottor Warren colpito dietro l'orecchio si accasciò al suolo senza vita.

Gli inglesi occuparono la fortificazione e, con i rinforzi giunti da Boston, proseguirono la marcia verso Charlestown e Cambridge prendendo possesso di tutto il Bunker Hill. Howe però non permise che i suoi continuassero l'inseguimento degli americani oltre la penisola probabilmente scosso dalle gravi perdite subite dai suoi reggimenti negli assalti del pomeriggio.
Per la prima volta gli ufficiali inglesi avevano compreso di non trovarsi più di fronte a una marmaglia cenciosa ed impaurita, ad una 'canaglia in armi'
come molti di loro la definivano, ma che avrebbero presto dovuto confrontarsi con un vero esercito in una autentica ribellione armata dagli sviluppi inimmaginabili. Il piccolo esercito di Howe aveva perduto in quel 17 giugno 1775 oltre mille uomini di cui 226 morti, un prezzo troppo pesante per una vittoria così effimera.

Gli americani invece, nonostante le perdite e l'indubbia sconfitta, iniziarono a considerare quella battaglia la prima vera prova di valore dimostrato dal nascente esercito coloniale che alcuni anni più tardi, sotto il comando del grande George Washington, vide le disfatte e umiliate truppe inglesi del generale Cornwallis arrendersi a Yorktown e inneggiò all'indipendenza degli Stati Uniti d'America.


(tutti i soldatini che appaiono in questo articolo sono figurini in 54mm della ditta First Legion Ltd.)


 
 
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