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IL RAID SU ST FRANCIS

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IL RAID SU
ST. FRANCIS
guerra franco-indiana
ottobre 1759


Già prima dello scoppio della Guerra dei Sette Anni (1756-63) nel Nord America, tra gli inglesi delle colonie del New England e i francesi del Canada, si combatteva una guerra silenziosa e allo stesso tempo cruenta per il controllo dei territori di caccia dell’Ohio, del Kentucky e dell’Illinois.

Era questa una contesa fatta di agguati e imboscate in terre ancora selvagge in cui le opposte fazioni coinvolsero in modo rilevante i loro alleati indiani, Abenaki ed Uroni da parte francese e la nazione Irochese (tra cui Oneida, Seneca e Mohawk) da parte inglese. Gli scontri avvenivano principalmente sulla frontiera tra la Nuova Francia e la Nuova Inghilterra e spesso coinvolgevano, oltre gli avamposti militari dell’una e dell’altra parte, anche i coloni e le loro famiglie che si avventuravano in quei territori alla ricerca di maggiori opportunità.

Come già ricordato in un altro capitolo di questo sito, il primo colpo di cannone universalmente riconosciuto della Guerra Franco Indiana fu una serie di spari tirati dai miliziani di George Washington, allora giovane ufficiale della Virginia, contro una pattuglia di soldati francesi di Fort Duquesne inviata presso gli anglo-americani con un ultimatum che intimava loro di lasciare il territorio. Nello scontro persero la vita l’ufficiale Coulon de Jumonville e alcuni dei suoi uomini e i francesi per ritorsione non tardarono ad inviare una forza di cinquecento soldati e trecento indiani contro gli inglesi colpevoli dell’agguato.

Durante il conflitto franco-indiano che si concluse nel 1763 con il Trattato di Parigi, gli europei di ambo gli schieramenti utilizzarono strumentalmente le tribù indiane e le istigarono a compiere razzie e saccheggi efferatii a danno della parte avversa. I pellerossa uccidevano, bruciavano e depredavano gli insediamenti dei coloni e, proprio su sollecitazione degli uomini bianchi, iniziarono il turpe commercio degli scalpi. I visi pallidi pagavano a caro prezzo le capigliature che i nativi strappavano alle loro vittime, specialmente le lunghe chiome femminili.
Gli Abenaki avevano inoltre una vecchia ruggine con le colonie inglesi e per i francesi non fu difficile convincerli a combattere dalla loro parte. Infatti un secolo prima, dopo la guerra con il re pellerossa Metacomet, gli inglesi avevano ucciso un gran numero di loro, ne avevano resi molti schiavi e avevano depredato gli indiani del loro territorio.
I superstiti erano riparati a nord stabilendosi alla foce del fiume Saint François, un affluente del fiume San Lorenzo e, proprio il villaggio-missione di Saint François, divenne una delle basi di partenza delle bande indiane per le loro scorrerie contro i coloni anglo-americani del Vermont, New Hampshire e Massachusetts.
È nello scenario che abbiamo appena descritto che nel 1756, per iniziativa di Sir William Johnson, generale inglese esperto conoscitore degli indiani e delle loro originali tecniche di combattimento, nasce il corpo dei Rangers che viene affidato ad un altro ufficiale competente in quel tipo di guerra, il maggiore Robert Rogers.

Rogers fu incaricato di spiare i movimenti dei francesi e combattere il nemico con le stesse tecniche di guerriglia usate dagli indiani che consistevano in agguati, imboscate e fulminee scorrerie. Tutte metodologie di guerra che le truppe provenienti dall'Europa, specialmente gli inglesi, non avevano ancora imparato a conoscere e a imitare. La disfatta del generale Braddock del 9 luglio 1755 sul fiume Monongahela ne fu la prova lampante (vedi altro capitolo su questo sito): un esercito di truppe ben addestrate allo scontro campale venne sconfitto da poche centinaia di soldati francesi e indiani nascosti nel fitto della boscaglia.
Molte furono le azioni militari a cui i Rangers parteciparono tra il 1756 e il 1758 e tra queste, nel marzo di quell’anno, vi fu il raid compiuto attraverso la superficie ghiacciata del lago George contro un contingente franco-canadese. La battaglia è ricordata come la ‘Battaglia delle racchette da neve’ poiché per muoversi sul terreno invernale i soldati usavano questo particolare tipo di pattini che impediva loro di affondare nel manto nevoso. Lo scontro ebbe un funesto epilogo per i Rangers: all’inizio infatti riuscirono a prevalere su un primo distaccamento di milizia canadese ma in seguito, con l’intervento di rinforzi francesi giunti da Fort Carillon, le sorti si capovolsero e, durante una disastrosa ritirata, parecchi di loro rimasero esanimi sulla neve.

Nel 1759 venne pianificata da parte inglese una serie di azioni militari tra cui un potente attacco alla città di Quebec che sarebbe stato condotto con forze combinate di terra e di mare.

Per distogliere parte delle truppe francesi e indiane dalla imminente offensiva, il generale inglese Amherst incaricò segretamente Rogers di condurre un attacco diversivo con i suoi Rangers sulla città-villaggio di Saint François (o in inglese St. Francis).
Alla testa di una compagnia di duecento uomini e un gruppo di indiani alleati Stockbridge, il 13 settembre 1759 il maggiore partì a bordo di diciassette scialuppe da Crown Point sul lago Champlain alla volta del fiume San Lorenzo con il compito di attaccare e distruggere l’insediamento Abenaki. Un viaggio di oltre duecento chilometri in territorio nemico tra foreste, paludi e pericoli di ogni genere.

Nonostante le mille difficoltà incontrate la mattina del 5 ottobre 1759 i Rangers attaccarono furiosamente il villaggio indiano ancora immerso nel sonno e riuscirono a portare a termine con successo (e brutalità) l’impresa loro affidata. La quasi totalità degli abitanti venne uccisa e l’accampamento dato alle fiamme. Alcune donne bianche fatte prigioniere dagli indiani nel corso delle loro razzie vennero liberate e unite alla colonna mentre alcuni giovani Abenaki furono fatti prigionieri per aiutare i feriti durante il viaggio di ritorno.
Il rientro comunque non fu facile per il piccolo esercito di Rogers. Perdute le imbarcazioni scoperte dal nemico i Rangers dovettero compiere un lungo giro a piedi per sfuggire alle truppe franco-indiane che si erano messe rapidamente all'inseguimento. Durante la ritirata molti di loro vennero catturati e trucidati mentre altri morirono per la fame e gli stenti.
Rogers, ‘Wabo-Madahondo’ (diavolo bianco) come era stato soprannominato dagli indiani Abenaki, rientrò alla base con poco più di quaranta uomini acclamato come un eroe.
Il 18 settembre del 1759 a Quebec i francesi del Generale Montcalm si arrendevano agli inglesi del Generale Wolfe. Per loro disgrazia nessuno dei due generali sopravvisse, alla sconfitta il primo e alla vittoria il secondo.
L’epico raid su St. Francis venne ben descritto ai giorni nostri dallo scrittore Kenneth Roberts nel suo famoso libro ‘Passaggio a Nord-Ovest’ e il suo principale artefice, il maggiore Robert Rogers, venne magistralmente interpretato sullo schermo dall'attore Spencer Tracy nel film omonimo di King Vidor del 1940.


(tutti i soldatini che appaiono in questo articolo sono figurini in 60mm scolpiti e dipinti a mano della ditta John Jenkins Designs di H.K.)


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