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WATERLOO 1815

TEMATICHE > SOLDATINI


WATERLOO


18 GIUGNO 1815
L'IMPREVISTO DELLA DISFATTA

(ovvero come la malasorte si accanì contro Napoleone)



La battaglia ebbe inizio sul confine franco-belga nella tarda mattinata del 18 giugno 1815 e dopo sole nove ore di combattimento il corso della storia europea era cambiato inesorabilmente.
Dall'orrore di quel giorno, in cui decine di migliaia di uomini furono uccisi o feriti e l'armata francese distrutta, l'Europa entrò nell'era dell'Illuminismo e della rivoluzione industriale del diciannovesimo secolo.
Disse Victor Hugo: "Waterloo fu il cambiamento di fronte dell'universo".
Nella nostra mente il nome Waterloo rimane come sinonimo di irreparabile disfatta in quanto segnò la conclusione della carriera del più grande imperatore di tutti i tempi: la mattina di quella battaglia Napoleone era ancora l'imperatore di Francia e l'uomo più potente d'Europa, la notte seguente egli era un fuggitivo braccato dai soldati nemici che avevano avuto l'ordine di impiccarlo sul posto se avessero avuto la sorte di catturarlo.

Egli aveva iniziato la sua ascesa venti anni prima mostrando, durante la Rivoluzione Francese, quanto fosse efficace il fuoco dei suoi cannoni contro la folla di Parigi. Nel 1804 era divenuto imperatore di Francia ed in cinque anni egli aveva battuto ogni sovrano del Continente. Soltanto la Gran Bretagna, al riparo della sua flotta, era riuscita a contrastarlo sempre con successo.
Ma Napoleone rivolse le sue smanie di conquista troppo lontano. La Spagna gli si rivoltò contro e l'Inghilterra ne approfittò per inviare le sue truppe in aiuto al comando del Generale Arthur Wellesley. Questo brillante comandante aveva sconfitto un esercito francese dopo l'altro e guadagnato per se il titolo di Duca di Wellington. Nel frattempo la Francia usciva stremata dalla disastrosa invasione della Russia e nel 1814, dopo la sconfitta di Lipsia, Bonaparte venne condotto in esilio all'Isola d'Elba dai soldati austriaci. Fu in quell'isola del Mediterraneo che Napoleone covò i suoi desideri di rivincita e pianificò la nuova rischiosa avventura che avrebbe avuto il suo tragico epilogo nella piana di Waterloo.

IL RITORNO DALL'ELBA


Aveva solamente 44 anni quando venne condotto all'Elba senza ovviamente alcuna volontà di rimanervi a lungo. Vide la Francia tornare sotto il dominio del re Borbone Luigi XVIII e venne a conoscenza del malumore serpeggiante tra i suoi veterani che erano stati costretti a dimettersi con pensioni da fame. Questa circostanza convinse Napoleone che essi avrebbero combattuto di nuovo per lui nella eventualità di un suo ritorno in Francia.
Fu così che il 1° marzo del 1815 egli sbarcò a Golfe Juan, nei pressi di Antibes, con un piccolo contingente di mille granatieri e iniziò la sua marcia verso Parigi. Re Luigi inviò un esercito a bloccare il suo cammino a Grenoble ma Napoleone avanzò verso i soldati e disse "Se c'è qualcuno tra di voi che vuole uccidere il suo imperatore, io sono qui!"
. Dopo un attimo di commossa incertezza i soldati inneggiarono al ritorno del loro condottiero.
Il successo di Napoleone fu assicurato tuttavia dal gesto del Maresciallo Ney, il miglior generale che avesse l'esercito francese. Ney aveva promesso al re di catturare Napoleone e di portarlo a Parigi in una gabbia di ferro ma quando il generale incontrò il suo antico imperatore l'emozione ebbe il sopravvento sul dovere ed egli rinnovò a lui la fedeltà sua e delle sue truppe.
Dopo tre settimane dallo sbarco sul suolo francese Napoleone era di nuovo al potere nella sua Parigi.
I capi delle altre potenze europee erano riuniti al Congresso di Vienna quando vennero a conoscenza della fuga di Napoleone dall'Elba. Con l'impegno che nessuna pace sarebbe stata possibile si lasciarono per andare a richiamare le truppe e riprendere la lotta contro il Bonaparte. Già all'inizio di giugno la Gran Bretagna e la Prussia avevano raccolto un esercito di circa 200.000 uomini in territorio belga pronti a lanciare una invasione della Francia.


NAPOLEONE PRENDE L'INIZIATIVA

Napoleone non era però tipo da stare a guardare e rimanere in difesa. Con uno sforzo supremo riuscì a radunare una armata di 128.000 uomini e diede inizio ad una offensiva prima che i suoi avversari potessero prendere l'iniziativa.
La campagna cominciò brillantemente per i francesi. Alle prime luci dell'alba del 15 giugno Napoleone attraversò il confine con il Belgio e inviò i suoi reggimenti verso Charleroi con l'intenzione di incunearsi tra l'esercito inglese e quello prussiano ancora separati e di affrontarli e sconfiggerli uno alla volta. Wellington fu colto di sorpresa nel venire a conoscenza della marcia francese verso Bruxelles. Egli era ospite di un elegante party dato dalla Duchessa di Richmond nella capitale belga ed era appena passata la mezzanotte quando ordinò al suo esercito di convergere immediatamente in località Quatre Bras. Il Duca di ferro (così era soprannominato Wellington) era però convinto che il tempo giocava a suo sfavore e che non sarebbe riuscito a riunirsi ai prussiani del Generale Blucher e fermare i francesi in quel luogo, decise perciò che un fronte alternativo sarebbe stato a sud del villaggio di Waterloo che per la morfologia del territorio si prestava meglio ad un confronto con il nemico.

La mattina del 16 Napoleone montò a cavallo ed effettuò una ricognizione per rendersi conto dei movimenti degli alleati anglo-prussiani. Aveva affidato al Maresciallo Ney l'ala sinistra del suo schieramento e al Maresciallo Grouchy l'ala destra, la Vecchia e la Giovane Guardia sarebbero rimaste di riserva al comando del Maresciallo Mortier. Un paio di ore più tardi inviò una forza di 35.000 uomini a contrastare le truppe prussiane a Ligny (a sud-est di Quatre Bras) che resistettero all'urto e impegnarono i francesi fino al pomeriggio combattendo casa per casa per le strade della cittadina.

QUATRE BRAS


Nel frattempo le avanguardie di Wellington, circa ottomila soldati Olandesi e Belgi, si erano schierate tra le case di Quatre Bras in attesa di essere raggiunte dal resto delle truppe. Nonostante il Duca avesse dato ordine di convergere su quella località, l'armata inglese aveva bisogno di tempo per raggiungere il suo obiettivo. Ney, incaricato di investire Quatre Bras, non essendo a conoscenza del ritardo britannico, avanzò cautamente nel timore di trovarsi di fronte l'intero esercito nemico. Tale cautela giocò a favore dell'avversario poiché poco dopo che Ney aveva ingaggiato gli Olandesi iniziarono a sopraggiungere i rinforzi britannici da Bruxelles. L'arrivo di queste truppe mise naturalmente in grave difficoltà il Maresciallo e un'ulteriore incomprensione da parte francese diede origine in seguito ad alcune complicazioni tattiche.

Infatti il Conte Drouet d'Erlon, incaricato di portare aiuto a Ney con 20.000 uomini, venne indirizzato per errore verso la cittadina di Ligny. Quando venne informata dell'equivoco la colonna tornò sui suoi passi ma era troppo tardi per raggiungere Quatre Bras in giornata.
A Ligny intanto i prussiani, fortemente logorati dalla pressione delle truppe francesi, cominciavano a dare segni di cedimento e lo stesso comandante, il vecchio Generale Blucher, rimase seriamente ferito dalla caduta del suo cavallo colpito a morte. All'estremo della resistenza il generale ordinò la ritirata dei suoi uomini, ma anziché fare ritorno alle basi prussiane di Namur e Liegi, prese la decisione che in seguito sarebbe risultata determinante per l'epilogo vittorioso di quella battaglia: ordinò infatti alle truppe di ripiegare verso il villaggio di Wavre dove sarebbero stati a minore distanza dall'alleato inglese.
Napoleone confidando nella rotta prussiana arrivò a presumere che il loro ritiro sarebbe avvenuto verso est attraverso la Mosa ed inviò il Maresciallo Emmanuel Grouchy in quella direzione con 33.000 uomini affinché tallonasse il nemico e ne impedisse qualsiasi ricongiungimento con Wellington. Purtroppo la direzione era quella sbagliata e Grouchy, perso il contatto con Blucher, vagò inutilmente a lungo alla ricerca dell'avversario non riuscendo ad evitare ciò che gli era stato ordinato di fare. Inoltre Bonaparte dovette fare a meno di quella consistente forza nel corso della battaglia e anche questo avvenimento pesò gravemente sulla sconfitta che il destino, e la sfortuna, avevano in serbo per lui.


GLI INGLESI RETROCEDONO


Wellington, avendo avuto notizie del cedimento prussiano a Ligny e considerando non più difendibili le posizioni di Quatre Bras, ordinò al suo esercito di retrocedere e fermarsi appena a sud di Waterloo, a Mont Saint Jean, nel luogo che già la notte precedente aveva indicato come linea alternativa di contrapposizione. Era ormai pomeriggio quando Napoleone venne informato del ritiro degli alleati da Quatre Bras ma un terribile acquazzone ridusse le strade in fiumi d'acqua e fango e impedì ai francesi di incalzare il nemico prima che facesse buio. Ancora un imprevisto che si aggiunse alle tante casualità negative di quel giorno contribuendo alla disfatta francese.

Il mattino seguente, domenica 18 giugno, mentre le sue truppe erano impegnate ad asciugare uniformi, munizioni e artiglieria nella convinzione di poter concludere vittoriosamente la partita con gli avversari in poche ore, l'imperatore trasferì il suo quartier generale alla fattoria della Belle Aliance. "Li ho finalmente in pugno questi inglesi"
avrebbe esclamato Napoleone poco prima di mezzogiorno dando ordine ai suoi uomini di avanzare, ignaro del fatto che Wellington era ad attenderlo oltre le colline di Mont Saint Jean.
Il Duca, sperando nell'imminente arrivo di Blucher che lo aveva intanto informato di essersi sganciato da Grouchy, era intenzionato a trattenere i francesi a qualsiasi costo e aveva posizionato alcuni distaccamenti di Guardie al castello di Hougomont, alla destra del suo schieramento, e al centro altri soldati erano trincerati nella fattoria de La Haye Sainte.  Le due postazioni, in special modo Hougomont, si rivelarono spine nel fianco dei francesi e impegnarono troppo a lungo e pesantemente le truppe di Napoleone che persero molto tempo e molti uomini nel tentativo della loro conquista.

LA HAYE SAINTE


La colonna di Drouet d'Erlon rientrata sulla scena dopo l'equivoco di Ligny fu incaricata di dare l'assalto a La Haye Sainte che proteggeva lo schieramento centrale di Wellington. La fattoria, difesa da soldati Olandesi e Belgi, venne conquistata senza grandi difficoltà e come i soldati alleati arretrarono in tutta fretta verso le colline alle loro spalle, i francesi pieni di entusiasmo per la facile vittoria li inseguirono oltre la sommità. Un inatteso spettacolo si parò loro di fronte appena superata la cresta, i battaglioni inglesi a ranghi serrati erano allineati in attesa del nemico.
Una terribile scarica di fucileria investì i soldati francesi mentre 2.600 Scots Greys, la cavalleria pesante di Wellington, al grido di "Scotland forever"
passarono attraverso le proprie linee e caricarono la fanteria di Napoleone rimasta interdetta e confusa alla vista del nemico. Questi cavalleggeri, nella frenesia della carica, rincorsero gli avversari per molte centinaia di metri sciabolando a destra e sinistra ma a loro volta caddero vittime del contrattacco portato dalla cavalleria pesante francese, in special modo dei Corazzieri. In ogni modo l'esuberante attacco degli Scots Greys riuscì a fermare l'iniziativa di d'Erlon.

Dopo il ritiro delle truppe francesi Napoleone diede ordine a Ney di riconquistare La Haye Sainte. Il Maresciallo riuscì a riprendere la fattoria ma, ingannato dal fumo degli incendi e dell'artiglieria, credette di vedere le truppe inglesi in ritirata mentre effettivamente si trattava di un semplice riallineamento operato da Wellington. Ney, pensando ad un cedimento del centro britannico, decise che era arrivato il momento di gettare nella mischia la cavalleria e spazzare via la resistenza avversaria.

LA CAVALLERIA FRANCESE ALL'ATTACCO DEI QUADRATI INGLESI


Diede ordine perciò a 10.000 cavalleggeri, Corazzieri, Ussari, Dragoni e Lancieri di gettarsi contro le linee inglesi nello spazio compreso tra le postazioni del castello di Hougomont e La Haye Sainte.
I soldati e l'artiglieria inglese si erano preparati all'urto della densa massa di cavalcature formando quadrati compatti di circa mille uomini ciascuno. Nonostante il fuoco dei cannoni e dei moschetti britannici i cavalieri francesi si gettarono con furore contro i quadrati inglesi irti di baionette ma carica dopo carica l'attacco si infranse miseramente contro la loro tenace resistenza e alla fine, viste le pesanti perdite, lo stesso Ney ordinò il ripiegamento su La Haye Sainte. Il Maresciallo ancora convinto di poter spezzare la resistenza inglese chiese a Napoleone i rinforzi per lanciarsi di nuovo all'attacco.

Purtroppo l'imperatore, avvisato che l'esercito in avvicinamento scorto dai suoi esploratori non era la tanto attesa colonna di Grouchy ma l'esercito prussiano in avanzamento, negò a Ney uno dei battaglioni della Guardia che aveva ancora in riserva e tale decisione si dimostrò ancora una volta infausta per le sorti della battaglia.
I trentamila soldati di Blucher, anche se con molta lentezza, fecero il loro ingresso sul campo di battaglia minacciando il fianco destro di Napoleone ed a metà pomeriggio erano riusciti ad occupare il villaggio di Plancenoit, di Grouchy e dei suoi preziosi trentamila uomini nessuna traccia. Al contrattacco l'imperatore inviò allora due battaglioni della Guardia, veterani di tante battaglie, che baionetta in canna riuscirono casa per casa a ricacciare i prussiani da Plancenoit.

VIVE L'EMPEREUR, E LA VECCHIA GUARDIA VA VERSO LA MORTE


Reso momentaneamente sicuro il suo fianco destro Napoleone potè di nuovo concentrarsi sulle linee inglesi e gettò nella mischia la sua ultima risorsa. Ordinò ai restanti dodici battaglioni della Vecchia Guardia di attaccare il centro di Wellington che era riuscito nel frattempo a rinforzare il suo schieramento.
I sodati d'elite di Napoleone sfilarono per l'ultima volta di fronte al loro imperatore e andarono ad immolarsi per lui contro i cannoni britannici gridando 'Vive l'Empereur
'. Decimati dal fuoco avversario questi straordinari soldati, dopo un iniziale cedimento inglese, vennero sopraffatti dal soverchiante numero degli avversari e, dopo una strenua quanto inutile resistenza, giacquero tutti morenti sul terreno. Il Generale Pierre Cambronne all'invito ad arrendersi rispose con la famosa frase "La Vecchia Guardia muore ma non si arrende".

Ormai i soldati alleati dilagavano ovunque nella valle pronti a dare il colpo di grazia a quel che rimaneva dell'esercito francese in confusa e sventurata ritirata verso i propri confini. Lo stesso Napoleone per evitare il rischio di essere catturato fu costretto ad abbandonare la sua carrozza e fare precipitoso rientro a Parigi a cavallo.
Di oltre cinquantamila uomini fu l'assurdo bilancio di morti e feriti di quella sanguinosa battaglia che segnò la fine del potere dell'aquila napoleonica in Europa. Martire o tiranno la storia ancora non ha dato il suo giudizio definitivo su Napoleone Bonaparte, controverso protagonista della nostra storia recente che si spense sei anni più tardi in esilio nella lontana isola atlantica di Sant'Elena.


(tutti i soldatini che appaiono in questa pagina sono figurini scolpiti e dipinti a mano della ditta King&Country di H.K.)



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